DIVENTA VOLONTARIO

 

 

La tua lontananza da chi ami, la tua vicinanza a chi incontri e' il termometro della tua potenza d'amore...

Negli ultimi mesi il gruppo di chi collabora e sostiene Famiglia d’Africa si è particolarmente ampliato, contestualmente si sono moltiplicate in Italia le iniziative di solidarietà per raccogliere parte dei fondi necessari alla missione. L'esperienza diretta in Uganda è importante, forse imprescindibile...tuttavia il progetto "Famiglia d'Africa" cresce e va avanti soprattutto attraverso le iniziative dei propri "missionari" in Italia!

Da Palermo a Bari, da Napoli a Torre del Greco, da Sora a tutta la Valle di Comino, da Pescara a Perugia…sono ormai tante le realtà vive, in Italia, di Famiglia d’Africa: partecipa ad una delle nostre iniziative per conoscerci e diventare volontario…da qui al viaggio per l’Uganda, il passo molte volte è breve!

Uno dei nostri volontari, il giovane medico Filippo Brancatisano, appena rientrato dalla sua missione in Uganda ha voluto testimoniare così le sue emozioni....

“Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Non so bene cosa significhi, forse l’ho saputo solo per un attimo. Però posso dire che se lo si vuol capire non credo possa esserci parabola più adatta, o insegnamento più adeguato, o esperienza più concreta del contatto con una realtà come quella nellaperiferia di Kampala in Uganda. E’ lì che ci si sveglia la mattina col pensiero, che diventa quasi un bisogno, di adoperarsi per il prossimo. E’ lì che la mattina, a nessun’ora, ho visto uscire di casa Padre Felice per andare a celebrare messa in una remota frazione della baraccopoli che circonda Kampala. E’ lì, nella frenetica e umile attività quotidiana di volontari, che ho potuto vedere le solide basi di Famiglia d’ Africa. Famiglia d’ Africa: una casa per chi è senza dimora, un ospedale per chi sta male, una famiglia per chi è orfano, una mamma per chi non ce l’ha. Ma Famiglia d’Africa non è solo questo: è anche un lavoro per l’africano che vuole mettersi in gioco, è un’opportunità per l’africano che vuole aiutare il proprio paese, è una scuola per l’africano che vuole imparare. E lì, in un orfanotrofio, che mi si è avvicinato un bambino: senza soldi, senza casa, senza madre e padre, senza scarpe, con solo un piatto di porridge di cereali e latte cucinato da un ragazzo africano che lavora e crede in Famiglia d’Africa. Mi ha sorriso e porgendomi il suo pasto con una semplicità disarmante mi ha invitato a sedere con lui e mangiare il suo cibo, la sola cosa che potesse offrirmi. Questo per dirmi grazie perché ero lì. Naturalmente io non avevo bisogno di cibo, ma mi sentivo affamato e lui ha nutrito la mia fame. Una fame ben più profonda, più radicata, una fame insaziabile. La fame del sentirsi utile, del capire che si sta facendo qualcosa di serio, la fame di percepire di essere vivo e di essere Uomo. Le preziose verità che ho scoperto grazie a questa esperienza mi sono state insegnate dall’Africa. E tutto ciò che ho imparato in Africa l’ho dimenticato altrove. Quando tornerò in Africa avrò il privilegio di ricordarlo o impararlo di nuovo. Nel frattempo l’attesa mi strugge. Questo è il mio mal d’ Africa” 

Filippo Brancatisano