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Relazione sull'attivitàdell'Associazione " Famiglia d'Africa" dal 31/10/2001 al 15/06/2002.
L'associazione "Famiglia d'Africa" si è costituita il 31 ottobre 2001. (Reg. Bari 2 - 12/11/2001 45552/1°).
Il suo scopo è quello di assicurare un supporto più ampio ad iniziative umanitarie sociali a favore dei più bisognosi che già erano in atto, legate però all'impulso e allo sforzo personale del suo ideatore, il padre Felice Sciannameo, ed alcuni suoi sostenitori ed amici. Infatti al momento della costituzione della medesima, il padre Felice già stava operando a Kampala, capitale dell'Uganda, come insegnante e come coordinatore di un progetto di raccolta ed accoglienza di sessanta ragazzi di strada; ed aveva già reinserito nell'ambito dei nuclei familiari originari circa ventidue dei ragazzi raccolti, diventati adulti, ed alla fine del loro corso professionale (cfr foto 1 allegata).
Allo stesso tempo cooperava ad allestire un centro temporaneo per ospitare circa cinquanta ragazzi di strada con età variabile dagli otto ai quindici anni (cfr foto 2 allegata). Il centro è stato sostituito da un altro migliore dopo tre mesi (cfr foto 3 allegata).
Nel frattempo la comunità comboniana di Kampala alla quale padre Felice appartiene cooperava con altri istituti alla costruzione di un centro duraturo per i ragazzi di strada (cfr foto 3 e 4 allegate).
L'interesse per la costituzione della suddetta associazione è nato per dare maggiore consistenza ed un apporto più ampio e continuato ad iniziative del genere. Di fatto, immediatamente dopo la costituzione dell'associazione, il presidente è tornato a Kampala ed ha iniziato un'attività parallela a quella sopra descritta. Attraverso uno studio di antropologia sociale e culturale di dieci mesi sulle categorie sociali a rischio (cfr allegato 2) e sui fattori scatenanti il fenomeno "ragazzi di strada", egli ha individuato negli orfani di madre- naturale affidati ad altre figure genitoriali (nonni, zii, vicini o amici vari), la categoria più a rischio.
Il progressivo aumento di orfani soprattutto nelle grandi città come Kampala è la conseguenza non solo della guerra o della guerriglia, ma anche la conseguenza della diffusione di malattie divenute endemiche come l'aids, la tubercolosi, le varie forme di epatite e la malaria. Per prevenire l'abbandono o lo sbandamento per strada di questi orfani, con l'aiuto di personale locale ha individuato e raccolto bambini/ne, ragazzi/ze particolarmente bisognosi (foto 6 allegata) con età dai cinque ai dodici anni.
Sono state affittate quattro case in diversi quartieri della capitale Kampala, i più vicini possibili all'ambiente originario degli stessi orfani, sono state ristrutturate, adattate e fornite dell'indispensabile. In queste case sono stati ospitati dai quindici ai venticinque bambini/ne (cfr foto 7- 12 allegate). I piccoli ospiti sono attualmente seguiti da uno staff locale che vive ventiquattro ore su ventiquattro con loro, esso è costituito da madri vedove con figli piccoli (cfr foto 9 e 14). I ragazzi/ze accolti sono curati, nutriti, vestiti, mandati a scuola pubblica o privata secondo le necessità, forniti di tutto l'occorrente, delle divise e del pagamento della retta; le scuole frequentate non sono distanti dalle case alloggio.
Allo stesso tempo, vincendo la comprensibile ritrosia dei ragazzi stessi, sono state rintracciate le famiglie o i nuclei familiari originari. Si è così evidenziata la situazione concreta dell'ambiente familiare da cui essi provengono, quindi i bambini/ragazzi bisognosi solo di un aiuto scolastico termporaneo sono stati reinseriti nelle famiglie però, vengono seguiti ed aiutati in tutto il necessario attraverso un assistente sociale.
Si permette loro di frequentare durante il giorno le case alloggio, mentre la sera dopo la scuola tornano nelle loro famiglie. Chi invece proviene da nuclei familiari estremamente labili, in cui la mamma naturale è morta o scomparsa ed il papà è o morto o malato o non è disposto a prendersene cura e manca una figura genitoriale sostitutiva e sufficientemente valida (zie, matrigne, nonne), è stato accolto stabilmente nella casa alloggio. Per cui si può dire che attraverso questi centri o case alloggio sono seguiti al momento circa settantacinque ragazzi/ze orfani a rischio.
Alcuni di loro portano già su di se i segni di una prolungata convivenza con adulti malati di aids, tubercolosi o sifilide: senza mancare di una necessaria prudenza e tenendo conto delle misure igienico sanitarie, non sono discriminate.
Attraverso l'analisi del territorio e delle strutture socio-culturali ambientali il presidente ha individuato anche una prospettiva di aiuto parallela e capillare: essa sarebbe quella di fornire farmaci a madri vedove o donne sole con figli (come nella foto 17), nel caso fossero sieropositive ed avessero più di due o tre bambini ancor piccoli.
Il mantenerle in vita ed attive per almeno dieci o quindici anni assicurerebbe una stabilità familiare, impedirebbe lo sbandamento di orfani ancor piccoli incapaci di provvedere a se stessi e bisognosi della figura materna; tutto ciò con la speranza che in questi anni venga scoperto un farmaco o un vaccino a basso costo. L'assistenza alla madre ammalata di fatto costa meno del mantenimento di due o tre orfani. Però tale iniziativa non può essere frutto solo dello sforzo individuale, necessita del supporto di un'associazione che cooperi con altri allo stesso scopo per evitare interruzioni estremamente rischiose per le persone assistite.
Gli orfani che hanno terminato l'istruzione primaria o elementare vengono inseriti a seconda della loro inclinazione e dei risultati scolastici o in una scuola professionale o in una scuola secondaria. Attualmente sono dieci i ragazzi grandi che ricevono tale aiuto, essi vivono insieme in un alloggio a parte separati dai più piccoli (cfr foto 19 allegata). Infatti man mano che i ragazzi/ze si maturano e crescono sono inseriti in un'unità educative distinte per soli ragazzi o ragazze. A tale scopo l'associazione mediante il presidente è già in contatto e collabora con altri istituti o istituzioni che si occupano dello stesso problema.
E' da notare infine che in qualsiasi momento se qualcuno dei piccoli ospiti manifesta il desiderio o il bisogno di tornare nel suo ambiente familiare originario viene di fatti accompagnato. Se ciò non è possibile si invita il genitore rimasto o qualcuno dei parenti più prossimi a visitarlo nella casa alloggio per non farlo sentire abbandonato. Queste case alloggio sono "aperte" e agli undici piccoli ospiti reinseriti nelle famiglie, sono subentrati altri bisognosi.
In sei mesi di attività l'opera della nostra associazione è stata apprezzata: ne fanno fede i riconoscimenti allegati ed un progetto di aiuto approvato dall'ambasciata italiana attraverso la Cooperazione, fatto in collaborazione con altre associazioni italiane presenti a Kampala. Inoltre si sta già approntando il riconoscimento in Uganda dell'associazione come si evince dall'atto costitutivo e dallo statuto allegato e dalle due lettere raccomandatizie.
Ho solo accennato ad un tipo di attività, però come si legge nello statuto, l'associazione è aperta ad altri campi di aiuto ed ho pure accennato alla cooperazione con altre associazioni ed organizzazioni simili sia nello studio e nell'analisi delle situazioni socio ambientali che nelle attività conseguenti. Il riconoscimento giuridico o la registrazione chiaramente faciliterà queste aperture.
Per finanziare tali iniziative l'associazione si basa sull'importo delle quote associative, ma soprattutto sulle liberalità individuale, le possibili "adozioni a distanza" o meglio la cooperazione al loro mantenimento scolastico. Essa intende promuovere campagne di sensibilizzazione e si spera col tempo di poter usufruire di donazioni o lasciti. Attualmente è soprattutto la liberalità individuale quella che permette la realizzazione delle iniziative.
In fede
padre Felice Sciannameo M.C.C.J Presidente.
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